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ASCENSORI: LE RIPARAZIONI COSTANO MEZZO MILIARDO DI EURO L’ANNO

Che gli ascensori in Italia siano datati è cosa risaputa così come è noto che molti necessiterebbero di interventi di adeguamento, finalizzati a rendere gli impianti più sicuri. La conferma arriva da un’analisi condotta da Thyssenkrupp Elevator Italia, secondo cui in Italia sono presenti 462mila edifici dotati di ascensori, il 40% dei quali ha oltre 30 anni di vita. Inoltre, più della metà degli impianti (60%) sono sprovvisti delle moderne tecnologie che garantiscono un utilizzo più sicuro. Il dato più significativo è l’importo della spesa complessiva necessaria per riparare i guasti: ben 525 milioni di euro l’anno. La Liguria, il Piemonte e il Lazio sono le regioni dove si spende di più, rispettivamente 15,7, 11,8 e 10 euro per abitante. Sul podio delle regioni con il rapporto più alto tra numero degli impianti e persone ci sono Liguria e Piemonte seguiti dall’Abruzzo. In particolare, in Liguria è presente un ascensore ogni 70 abitanti, in Piemonte uno ogni 106 e in Abruzzo uno ogni 109. In termini assoluti è invece la Lombardia la regione con il più alto numero di ascensori, con oltre 80mila edifici che ne hanno almeno uno

fonte: Confappi-Fna

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Spese di riscaldamento e dispersioni, rivedere norma tecnica Uni 10200

“La norma tecnica Uni 10200, in punto di ripartizione delle spese di riscaldamento, penalizza eccessivamente le proprietà al piano terra terra e all’ultimo piano degli edifici condominiali”. Così il presidente di Fna Matteo Rezzonico, secondo cui “tali proprietà, già soggette a rilevanti prelievi volontari perché notoriamente più vulnerabili agli agenti atmosferici, risultano penalizzate anche dalla tabella millesimale di riscaldamento redatta in base alla norma tecnica Uni. Senonché – aggiunge Rezzonico – in disparte la norma tecnica, non possono “…ricadere sulle proprietà al piano terra e all’ultimo piano questioni che riguardano i muri perimetrali e l’involucro edilizio, che sono parti comuni a norma dell’articolo 1117 del Codice civile”. Sul punto è necessario che il parlamento europeo riveda i criteri di una norma che rischia di essere iniqua”.